Arman Fernandez

(Nizza, 17 novembre 1928 – New York, 22 ottobre 2005)

Armand Pierre Fernandez nasce a Nizza nel 1928. L’artista, che in arte sarà semplicemente Arman, è una delle personalità di rilievo del panorama artistico internazionale della seconda metà del XX secolo. Fin dall’infanzia prende familiarità con gli oggetti del negozio di antiquariato di suo padre. Allievo brillante, comincia a dipingere a 10 anni e sarà ammesso alla scuola di Arti Decorative di Nizza nel 1946. A 19 anni incontra Yves Klein e Claude Pascal, che diventeranno i suoi due amici più cari. E’ l’inizio di una giovinezza esaltante: con i due amici intraprende un viaggio attraverso l’Europa in auto-stop e inizia ad interessarsi di astrologia, filosofia e buddismo. è tra i primi firmatari (insieme a Klein, Hains, Raysse, Tinguely, Villeglé, Dufrêne) ed esponente di rilievo del Nouveau Réalisme, il movimento nato attorno al critico Pierre Restany che diventa il loro critico di riferimento e che nell’aprile del 1960 ne stilò il manifesto.

“Il Nouveau Réalisme è una rivoluzione dello sguardo, una nuova dimensione della sensibilità”. Il movimento deriva, pur prendendone le distanze, dalle avanguardie dadaiste di inizio secolo, delle quali riprende l’atteggiamento dissacrante nei confronti dell’arte tradizionale. Con la sua esclusiva azione, l’artista compie un processo di dissemblage quando l’oggetto/opera d’arte non viene semplicemente esposto, ma sottoposto ad un’azione distruttiva metafora della violenza che la società esercita sui valori morali”.

Nouveau Réalisme per Arman significa assemblare oggetti che la nostra società reputa marginali e insignificanti, puntando l’attenzione su ciò che non notiamo ed esaltando così il valore di ciò che utilizziamo quotidianamente: come uno strumento musicale che emette melodie e crea emozioni, ma che nella poetica di Arman viene spaccato, sezionato e non trasmette suoni. Diviene così un articolo di “contemplazione”, facendoci ricordare che in ogni oggetto che ci circonda è contenuto “ingegno”. Questo concetto Arman lo esprime attraverso la musicalità dei colori.

“Nella ricerca di nuove creazioni – scrive Arman – ho in maniera cosciente esplorato il settore dei rifiuti, degli scarti, degli oggetti manufatturati scartati, in una parola: gli inutilizzati. (…) Io affermo che l’espressione dei rifiuti, degli oggetti, possiede il suo valore in sé, direttamente, senza volontà di ordinamento estetico, cancellandoli o rendendoli simili ai colori di una tavolozza.” In questo procedimento noi possiamo considerare che l’oggetto scelto non è in funzione dei criteri DADA o SURREALISTA; non si tratta di decontestualizzare un oggetto dal suo substrato utilitario, industriale o altro per dargli, per una scelta di presentazione o un inclinazione del suo aspetto, una determinazione diversa dalla propria. … Ma la questione al contrario è di ricontestualizzarlo in se stesso in una superficie sensibilizzata x volte dalla sua presenza duplicata; ricordiamo la frase storica: mille metri quadrati di blu sono più blu di un metro quadrato di blu, io dico dunque che mille contagocce, sono più contagocce che un solo contagocce.” (Arman, Realismo delle Accumulazioni, Zero 3, Dusseldorf, luglio 1961, pubblicato in 1960 Le Nouveau Réalisme, catalogo dell’esposizione M.A.M. di Parigi, 1986).
L’opera di Arman non può avere confini limitati, non è pura pittura, non è pura scultura. Lui stesso si definisce “un peintre qui fait de la sculpture”. Li spezza, li assembla, li comprime e li colpisce di vampe di colore, arricchendoli di drammaticità.
Si interessa, a partire dal 1961, alla decomposizione dei soggetti attraverso il découpage e concentra le sue ricerche su numerosi bronzi; Nonostante le opere di Arman siano espressione di tecnica e stile in sé inconfondibili, evidenti sono i rimandi a varie correnti moderniste.I violini sezionati richiamano le scomposizioni del Cubismo; i tubetti di colore, i cui tracciati con le loro fantasmagoriche volute di colore compongono tele di grandi dimensioni, sembrano rendere omaggio a Pollock; ed ancora, le fusioni di bronzo, sezionate e riassemblate, con la loro aura “classica” fanno eco ai paesaggi di De Chirico
Nel 1963 appaiono le “Combustioni”. Due anni più tardi, la sua arte si dirige verso l’assemblaggio di elementi meccanici. Arman prende la nazionalità americana nel 1972. Durante gli anni ’70 continua la sua ricerca sperimentale, dedicando ora la sua attenzione all’inclusione dei suoi materiali classici in piattaforme di cemento, definite in gergo tecnico “Beton”. Negli anni ’80, invece, si amplia il ventaglio delle opere e delle tecniche. Declina e moltiplica le diverse procedure di esecuzione: combustione più bronzo, pittura brush strokes, dirty paintings, shooting colors. Dalla metà degli anni 80 si dedica a interventi in diversi monumenti pubblici ed alla realizzazione di sculture monumentali. Nel 1990 inizia a lavorare alla nuova serie di sculture intitolata Atlantis. Muore a New York nel 2005; È sepolto al cimitero del Père-Lachaise a Parigi. Sulla sua tomba fece scrivere la beffarda epigrafe “Enfin seul!” (finalmente solo).