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TECNICHE PITTORICHE E DI STAMPA

   

 

OLIO: una delle più importanti tecniche artistiche. Rispetto ad altri mezzi pittorici oggi a disposizione, l'olio si distingue per duttilità e polivalenza. Il suo componente principale, l'olio di lino, le conferisce caratteristiche di luminosità, opacità, trasparenza, elasticità, sottigliezza nelle mescolanze, corpo, texture, e durata, in grado di soddisfare le esigenze di ogni artista. La tecnica all'olio appartiene senza dubbio alla tradizione della storia della pittura ed è allo stesso tempo sinonimo di modernità e di evoluzione nel corso della storia dell'arte.

ACRILICO: Di rapida essiccazione e di resa brillante, i colori acrilici sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti organici (come la tempera all'uovo) della grande tradizione, contengono leganti sintetici (a base, appunto, acrilica). Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio, con i vantaggi rispetto a quest'ultimo, di asciugare prima e nel caso di una pittura per stesura, di accorciare moltissimo i tempi di lavoro, anche se trattandosi di un colore più magro, è più delicato (si riga facilmente) e ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche dell'olio

TECNICA MISTA: Le cosiddette tecniche miste -una definizione arbitraria e del tutto soggettiva- consistono nella libertà di associare differenti mezzi grafici e pittorici tradizionali (matita, carbone, pastello, olio, smalti e così via) nel medesimo dipinto. Le tecniche miste su carta o su altri supporti, hanno un impiego essenzialmente moderno, ma già nel Medioevo e nel Rinascimento esistevano criteri di diversificazioni nei mezzi impiegati dai vari artisti che, in certi casi, davano luogo a mescolanze inusitate di ingredienti, come dimostra questo "Studio di panneggio" di Leonardo.

TEMPERA: La tempera, come gran parte delle tecniche pittoriche utilizzate ancor oggi, ha radici molto lontane nel tempo: nell'ambito della pittura, unitamente all'affresco, è uno dei mezzi più antichi in senso assoluto. Genericamente per "tempera" si intende un impasto cromatico ottenuto unendo il pigmento colorato con sostanze collanti (leganti) quali l'uovo, il latte di fico, le cere o altre sostanze sempre solubili in acqua. Con la metà del Quattrocento, questa tecnica iniziò lentamente ad accogliere componenti oleosi, avvicinandosi sempre di più a quella materia che poi si sarebbe chiamata pittura ad olio. Nell'esperienza di oggi, il termine "tempera" si identifica unicamente con un prodotto preconfezionato che corrisponde ad un impasto di collanti deboli (caseina) adatto genericamente a stesure su carta.

PASTELLO: Adoperati senza l'ausilio di pennelli, quasi sempre stesi con le dita, i pastelli trovano nelle sensibili mani degli artisti la possibilità di "catturare" l'anima. Non a caso, furono usati prevalentemente nella ritrattistica. Il successo del pastello declinò quasi all'improvviso alla fine del XVIII secolo. Anche oggi i pastelli (secco, a olio, a cera) sono tecniche "alternative", sussidiarie ad altre considerate magari più fondanti.

GUAZZO: Il guazzo, o gouche, alla francese, appartiene alla grande famiglia delle pitture a colla, solubili con l'acqua. Può considerarsi una specie di variante della tempera, e di fatto i due termini sono usati a volte come sinonimi. Versatile sia nelle stesure piatte sia nei tocchi vivaci, è il mezzo ideale per studiare in piccolo l'impianto cromatico di un dipinto, da solo o in associazione con altre tecniche.

CARBONCINO: Materia fragile costituita essenzialmente da fusaggine, il carboncino consente di ottenere una straordinaria varietà di gamme nere e grigie, morbide e sgranate. Utilizzato praticamente fin dalla preistoria, esiste sotto forma di matite, gessi o bastoncini.

SANGUIGNA: Il termine "sanguigna" deriva da "sangue", poiché questa "materia" da disegno richiama il colore del sangue: un rosso non squillante ma pieno, nelle matite e negli "stick", dalla persistenza durevole e dalla completa affidabilità evocativa. La sanguigna è una "materia-colore" che, talvolta miscelata a tonalità ocra appena accennate, consente di evidenziare nelle sue stesure una fresca luminosità, ricca di calda fisicità nella fusione tra figura e ambiente, in un contesto disegnativo di intensa, pulsante vitalità. Ricavata dall'ematite (una varietà dell'ossido di ferro), essa ha assunto un ruolo specifico -come strumento e come tecnica- nell'ambito del disegno agli albori del Rinascimento, anche se già in precedenza ne erano note le possibilità di impiego. Oggi si avverte un restringimento del campo di impiego della sanguigna, ma ciò non toglie, tuttavia, che nell'ambito del disegno, tale "materia-colore" dotata di grande fascino, sia in grado di creare vibranti suggestioni

COLLAGE: Si tratta di un'opera pittorica ottenuta con la composizione di materiali vari incollati sulla tela o altri supporti. Con l'invenzione del collage (incollaggio) entriamo nell'ambito delle tecniche propriamente moderne, fra le quali questa viene occupando un posto particolare, in quanto non solo è una tecnica recente e di grande diffusione, ma ha veramente rivoluzionato l'arte contemporanea.

ENCAUSTO: L'encausto è una tecnica pittorica antica (adottato dai greci, proseguì fino ai primi anni del Cristianesimo, soprattutto nei paesi mediterranei e medio-orientali) consistente nell'uso di colori diluiti con cera fusa. Nonostante gli eccellenti risultati, tale tecnica venne soppiantata dall'affresco e, a parte qualche esempio medievale, dovette attendere parecchi secoli prima di ottenere una parziale riabilitazione. Tuttora viene spesso confuso con l'affresco, poiché quest'ultimo a volte veniva sottoposto a lavoro ultimato e asciutto, ad un trattamento con cera vergine di api, che lo rendeva così molto affine all'encausto.

ACQUAFORTE: Le tecniche calcografiche, permettono di ottenere più copie di stampa da una stessa matrice: una lastra generalmente di rame o di zinco, su cui viene spalmata, nel caso dell'acquaforte, una vernice grassa. Una volta asciugata, si esegue il disegno con punte più o meno sottili, con le quali si intacca la vernice. A disegno ultimato, si immerge la lastra in un bagno di acido nitrico ("acquaforte" è il nome antico di tale acido da cui questa tecnica ha preso il nome) che "morde", ossia, corrode, il metallo soltanto nelle zone in cui la vernice è stata tolta dalla punta, mentre il resto della lastra rimane intatto. Si provvede quindi a rimuovere la vernice rimasta sulla lastra e ad inchiostrare quest'ultima. Pulendo la lastra, si sarà rimosso l'inchiostro superficiale, ma non quello depositato negli incavi ottenuti dalla morsura dell'acido, che sarà trasferito (sotto la pressione di un torchio) sulla carta.

ACQUATINTA: L'acquatinta si distingue per i suoi effetti di "grana" ossia di una minutissima puntinatura della superficie che consente di ottenere effetti di dispersione d'inchiostro non lineare ma alla maniera di un lavis. Vi sono vari metodi per ottenere la grana; uno di questi è cospargere uniformemente la lastra con polvere di bitume e riscaldarla su un fornellino per farla cristallizzare. A questo punto si procede col disegnare il soggetto e a mascherare con la vernice le parti che man mano che si procede con le morsure si vogliono lasciare più chiare. I procedimenti di rimozione della vernice, inchiostrazione, pulizia e stampa, sono analoghi a quelli dell'acquaforte.

PUNTASECCA: In questo caso, il nome della tecnica si confonde con quello dell'utensile. Per la puntasecca, non si tratta tanto di incidere in profondità quanto di graffiare, rigare o raspare sollevando sottili sbavature, le cosiddette "barbe", che, al contrario di quanto avviene nella tecnica classica, a bulino, vanno conservate: esse infatti al momento dell'inchiostrazione tratterranno l'inchiostro e conferiranno al tratto quel suo aspetto vellutato caratteristico dell'incisione a puntasecca. L'utensile è generalmente sottile e molto tagliente; ha l'aspetto di una matita e lo si usa anche come una matita; la punta può essere affusolata ad ago o sfaccettata ed è di spessore variabile.

MONOTIPO: Il monotipo (dal greco "unica impronta") è un unico esemplare a stampa; la matrice non presenta né tagli né morsure, il disegno viene tracciato dall'artista direttamente sulla superficie con pennelli e altri strumenti. Come in ogni stampa, la composizione risulta rovesciata rispetto al foglio. Senza altre aggiunte di inchiostro, se ne traggono, qualche volta, una seconda e una terza prova che diventano sempre più sbiadite e quindi vengono ritoccate a mano. Il supporto su cui viene eseguita l'opera può essere di metallo, di vetro, di legno, di plexiglas o di altro materiale duro e liscio, oppure leggermente poroso.

SERIGRAFIA: E' una tecnica derivata da quella dello stampino; si esegue con una matrice costituita da un tessuto finissimo (seta, nylon, ecc.), teso su un telaio, le cui maglie sono state otturate con un apposito liquido in corrispondenza delle zone non stampanti e lasciate aperte in concomitanza del motivo da riprodurre: attraverso queste ultime l'inchiostro viene spremuto mediante una racla sul supporto. Si può eseguire il disegno direttamente sul tessuto con gomma liquida, che si toglie poi dopo l'applicazione del liquido impermeabilizzante, oppure con il metodo fotografico, che trasferisce sul tessuto qualsiasi genere di documento purché alla base vi sia una pellicola. Eccettuati l'offset e la serigrafia che riproducono l'immagine al diritto, le stampe sono sempre impresse specularmente alla matrice; il riporto si fa quindi a rovescio.

LITOGRAFIA: E' un metodo di stampa piana, la cui invenzione è posteriore a quella dell'incisione. La pietra utilizzata è un calcare molto compatto e di grana grassa, chiamata appunto "litografica", che protegge la pietra quando la si tratta con una soluzione di gomma arabica e acido nitrico molto diluito: le zone rimaste libere e quindi raggiunte dall'acido sono rese repellenti ai grassi e ricettive all'acqua. La pietra viene quindi bagnata ed inchiostrata a rullo: l'inchiostro si fissa sulla superficie esatta del disegno, trattenuto dalla matita grassa, mentre le zone bagnate rifiutano l'inchiostrazione. Ci vuole una pietra diversa per ogni colore. Prima di una nuova utilizzazione, la superficie della pietra viene sabbiata (granitura).


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